Archivio di marzo 2010

CONFLITTO D’INTERESSI E SEPARAZIONE DEI POTERI IN SANITA’

lunedì, 29 marzo 2010

MEDICO13 150x150 CONFLITTO D’INTERESSI E SEPARAZIONE DEI POTERI IN SANITA’Il conflitto di interessi, insieme alla separazione dei poteri, è un argomento che tiene banco in politica. Esiste tuttavia un settore, per certi versi molto più vicino ai cittadini, nel quale entrambi gli aspetti diventano fondamentali per garantire la piena efficacia dei servizi offerti: il sistema sanitario nazionale.

A sottolinearlo è proprio uno dei sindacati di categoria – SdL Comparto Sanità  – sostenendo fortemente il principio dell’indipendenza dei poteri economici interni, al fine di evitare la formazione di vere e proprie lobby, che, gestendo l’intero capitale, di fatto, gestiscono anche l’intero settore.

A differenza di quanto si possa pensare, uno dei poteri più forti che agiscono nel settore sanitario in Italia è quello mediatico: in altre parole, dare notizia di un errore sanitario in un modo, piuttosto che in un altro fa variare la percezione di chi sia veramente il colpevole, rendendo la sanità, spesso carnefice e quasi mai vittima. Vittima di poco personale, poche risorse, poca ricerca, poco controllo, poca qualità. Tutti aspetti che non dipendono direttamente dal settore, ma dai poteri economici che gravitano intorno ad esso.

Altro aspetto su cui il sindacato di categoria pone attenzione è la durata degli incarichi di gestione; in questo senso viene avanzata la proposta di prolungare tali incarichi per creare maggiore stabilità e più senso di responsabilità in coloro che concretamente si trovano a prendere decisioni vincolanti. A questo aspetto si lega anche in modo inscindibile quello della separazione netta tra sanità pubblica e sanità  privata, due mondi che troppo spesso viaggiano paralleli e non permettono a chi ne fa parte di svolgere al meglio le proprie funzioni.

Dunque anche il servizio sanitario nazionale rientra tra gli ambiti che in Italia hanno bisogno di essere aggiornati e di essere resi più indipendenti e meno vincolati ai poteri economici che li tengono in piedi. I casi di malasanità che troppo spesso riempiono le pagine di giornali e tv sono dunque episodi sui quali,  inevitabilmente deve pesare anche la struttura stessa del settore a cui appartengono; ciò non significa certo diminuire la colpa dei singoli, qualora ci sia, ma vuol dire tenere conto del contesto e delle dinamiche interne alla sanità stessa.

Valentina Stipa

Staff PrestitoaStatali.it

PRESTITI AI PENSIONATI CHE SUPERANO I 70 ANNI.

lunedì, 1 marzo 2010

pensionati 150x129 PRESTITI AI PENSIONATI CHE SUPERANO I 70 ANNI.Lo scorso giugno è stato firmato un accordo storico tra INPS e tutte le organizzazioni sindacali di pensionati CGIL, CISL e UIL: si tratta di un protocollo di intesa che mira a costruire un rapporto solido e di scambio tra amministrazioni e cittadini, in questo caso pensionati. L’accordo sottoscritto dal presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua e dai rappresentati delle categorie sindacali prevede incontri a livello locale e centrale con cadenza periodica, in modo da affrontare le problematiche specifiche nel minor tempo possibile, lasciando spazio anche a un confronto aperto e costruttivo.

Lo scopo delle parti è quello di favorire una maggiore comunicazione, dunque una più facile comprensione delle questioni spinose che riguardano la categoria dei pensionati. Ma se un pensionato ha bisogno di un prestito e non ha garanzie a chi si può rivolgere?

Nella società di oggi accendere un mutuo o un finanziamento è una prerogativa di pochi: servono beni da ipotecare, un conto corposo, una serie di tutele insomma che gli istituti creditizi ritengono indispensabili ai fini dell’esito positivo della richiesta. In questo senso gli istituti come il nostro hanno una marcia in più, perché non chiedono niente di tutto questo, rendendo così accessibile anche a chi non ha beni intestati o un cospicuo conto in banca l’accesso a un finanziamento.

La categoria dei pensionati INPS è tra quelle che possono trovare delle difficoltà ad avere prestiti, specialmente se si è superato i 70 anni, soglia al di là della quale non vengono più erogati finanziamenti agevolati. Attraverso la cessione del quinto però, il limite dell’età non è più un vincolo e i pensionati possono ottenere un prestito in modo facile e veloce. Questo tipo di prestito è stato istituito con la Legge Finanziaria del 2005 proprio per arginare il carovita e rendere la quotidianità anche dei pensionati meno gravosa.

La cessione del quinto prevede finanziamenti la cui rata mensile ammonta fino a un massimo della quinta parte della pensione e può essere dilazionato dai 24 ai 120 mesi, in base alle esigenze soggettive e all’importo richiesto.

Va ricordato inoltre che questo tipo di prestito non è finalizzato, ovvero  non si richiede la destinazione dell’importo erogato che quindi può essere destinato all’acquisto di un bene o di un servizio oppure al risparmio, senza nessun tipo di differenza ai fini dell’approvazione del prestito stesso.

I richiedenti devono avere come requisito fondamentale l’assegnazione di una pensione di anzianità o di reversibilità e in alcuni casi specifici anche di inabilità (categoria IO).

Questo genere di finanziamento include altri due importanti vantaggi per chi lo richiede: il primo riguarda l’affidabilità creditizia del richiedente che non pesa sull’approvazione del prestito. Il secondo vantaggio, e forse uno dei più incisivi, consiste nel non avere l’onere mensile del pagamento: infatti a farsene carico è l’ente previdenziale, l’INPS in questo caso, che trattiene dalla pensione la quota concordata, permettendo anche tassi più agevolati rispetto a quelli dei normali prestiti personali.

Insomma la cessione del quinto è un’ottima risorsa per i pensionati anche sopra i 70 anni che vogliano rendere più agevole la loro quotidianità dopo una vita di lavoro e sacrifici.

Valentina Stipa

Staff PrestitoaStatali.it

LA CESSIONE DEL QUINTO DA’ UNA MANO ALLA DURA VITA DEI CARABINIERI

lunedì, 1 marzo 2010

cessione quinto carabinieri 112 LA CESSIONE DEL QUINTO DA UNA MANO ALLA DURA VITA DEI CARABINIERI56 arresti, due miliardi di euro di riciclaggio, due società commissariate in base alla legge 231 del 2001. Questo è il risultato dell’indagine della procura di Roma in base alla richiesta della procura distrettuale antimafia, sugli affari sporchi di Telecom Italia Sparkle e Fastweb che, oltre a toccare molte regioni italiane, ha anche coinvolto Francia, Svizzera, Lussemburgo, Regno Unito, Romania, Emirati Arabi, Singapore e Hong Kong. La frode consisteva nel gonfiare i crediti telefonici a vantaggio delle due società e le accuse vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, al reimpiego di capitali acquisiti attraverso frodi fiscali. Ruolo fondamentale in questa indagine lo hanno svolto i Carabinieri, uno degli insostituibili bracci esecutivi per il rispetto dell’ordine e per la garanzia di legalità nel nostro paese.

A dispetto di quanto mostrano le fiction tv e i film d’azione che negli ultimi anni hanno reso spesso protagonisti involontari i carabinieri, la realtà dell’Arma è molto meno rosea di quanto si vuole dipingere. A dirlo è la voce autorevole dell’UNAC che pur sottolineando il lavoro duro e insostituibile dei Carabinieri non manca di ricordare come questi siano costretti a muoversi all’interno in una realtà che spesso non li tutela.

A riprova di quanto affermato, l’UNAC porta un esempio su tutti: quello dei pensionamenti anticipati. Molti carabinieri anziani infatti decidono di ritrarsi dal loro ruolo attivo prima di quanto la legge permetterebbe loro, e questo, secondo l’UNAC, perché conoscono così tanto bene il mondo dell’Arma che preferiscono uscirne il prima possibile.

Uno dei problemi dell’Arma dei Carabinieri è  l’inadeguata retribuzione rispetto al ruolo sociale svolto: si è portati spesso a pensare che il carabiniere sia una di quelle categorie “agiate”, ma in realtà l’agiatezza sociale riguarda solo una piccolissima percentuale degli appartenenti al Corpo. La maggior parte dei carabinieri semplici infatti percepisce uno stipendio che non è molto diverso da quello di un operaio comune e per questo, proprio come il semplice operaio si trova a dover fare i conti con la quarta settimana, il mutuo, etc.

Anche per questa categoria, così come per tutti gli altri dipendenti statali, esiste una soluzione su misura che permette di alleggerire la quotidianità e rendere meno pesante il pensiero del futuro.  La cessione del quinto dello stipendio infatti è un tipo di finanziamento che non solo produce tranquillità economica, ma ti permette di non avere l’onere della rata da dover fronteggiare mensilmente. Inoltre è un tipo di prestito che non ha particolari pretese di garanzia: l’unica garanzia richiesta infatti è il tuo stipendio, insieme al contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Nella sostanza si tratta di un finanziamento la cui rata può corrisponde alla quinta parte della tua retribuzione mensile. La durata del prestito varia a seconda della cifra richiesta e non può eccedere i 120 mesi.

La rata viene trattenuta direttamente in busta paga; questo ti permette di non dover pensare a far fronte al tuo debito perché viene onorato alla fonte. L’accensione di questo tipo di prestito è molto semplice e oltre a non richiedere garanzie economiche, non ne richiede neanche di tipo creditizio: se sei stato un cattivo pagatore in passato, questo non preclude l’accensione del finanziamento; se invece hai già diversi prestiti aperti, la cessione del quinto ti permette di sommarli ed estinguerli attraverso proprio questa formula finanziaria.

Valentina Stipa

Staff PrestitoaStatali.it

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