Continuano le polemiche contro la manovra finanziaria da parte di dipendenti statali e pubblici. Questa volta a scendere in piazza sono stati i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, che lunedì 19 luglio si sono radunati davanti a Montecitorio, con un’adesione stimata al 75%.
Medici, vetereniari, dirigenti e personale amministrativo contestano soprattutto l’articolo 9 della manovra finanziaria ormai approvata dal Senato, che prevede la riduzione della spesa sanitaria.
Fra i punti più controversi ci sono sicuramente i commi riguardanti i precari e le limitazioni riguardanti il turnover. Anao-Assomed, l’associazione di categoria dei dipendenti del SSN, sostiene che la manovra porterà al licenziamento del 50% del personale sanitario precario, con un taglio di circa 30mila medici, mentre di parere opposto è il Ministro della Salute, che afferma il contrario, sostenendo che la manovra non porterà licenziamenti.
Il comma contenente la norma in questione è il 28, che recita: “Viene ridotta del 50% rispetto all’anno 2009 la spesa delle pubbliche amministrazioni per personale a tempo determinato o con convenzioni o con contratti di collaborazione coordinata e continuativa.” E’ difficile pensare che per poter ottenere un taglio di questo tipo, non vi siano tagli al personale.
La sanità -utilizzando un gioco di parole – già non gode di ottima salute e questo ennesimo taglio, come sottolinea l’assiociazione di categoria, non può che portare ad un peggioramento delle condizioni anche per i cittadini. Al di fuori delle regioni cosiddette “virtuose”, i cittadini non possono certo dire di poter contare su un servizio sanitario efficiente, a discapito dei vanti dei politici sulla sanità italiana.
Gli sprechi nella sanità non sono sicuramente da sottovalutare o da negare, ma forse il modo migliore per ottimizzare le risorse sarebbe quello di aumentare i controlli e istituire un sistema di gestione più efficiente e trasparente, che renda impossibile lo sfruttamento del sistema nazionale a fini privati. Migliorare il sistema delle prenotazioni mediche, ad esempio, con l’aiuto di tecnologie informatiche che oggi sono comodamente a disposizione a prezzi assolutamente accessibili potrebbe portare alla riduzione di alcuni costi , come quelli derivati dalle mancate prestazioni. Il fatto che un paziente non si presenti a una visita prenotata, infatti, è una spesa sia in termini di costo sia di tempo per la sanità.
Lavorare su questo e altri sprechi ancora maggiori sarebbe un modus operandi auspicabile, tuttavia mai messo in pratica da nessuno schieramento politico. Il taglio indiscriminato del personale precario potrebbe portare invece a disservizi e disagi ancora maggiori oltrechè all’ennesima ondata di disoccupazione giovanile.
Non si può che confermare la metafora utilizzata dal segretario nazionale della Federazione veterinari e medici, per descrivere la sensazione che i dipendenti del SSN hanno della manovra: la sanità viene considerata come un bancomat da cui prelevare per diminuire il debito pubblico, senza pensare però troppo alle ricadute.
Roberta Sanzani
Staff PrestitoaStatali.it
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